La Semantica: il significato che ci collega a noi stessi e agli altri



Wittgenstein definisce la correlazione semantica come un fascio di somiglianze e differenze che crea una parentela tra le cose, nella quale sono i soggetti a tracciare i confini di questa rete, in base alle loro consuetudini e alla loro cultura di appartenenza; questa "rete fatta di fasci" si può allargare "intessendo" nuovi punti per informazioni somiglianti.

Daniel C. Dennett (2018) definisce una informazione semantica come una variabile valente per un'ente all'interno del suo ambiente, l'Umwelt.

Questo ambiente è pieno di affordances, suggerimenti, "inviti all'uso" comprensibili a uno specifico ente in grado di percepirli e attribuirgli inoltre una valenza proattiva. Questa valenza, derivata da un retaggio di salienza-familiarità di questo specifico ente, crea un'arousal che diviene subito una pulsione. La pulsione per un movimento bottom-up, dal corpo alla mente, passa per il tronco encefalico e come un "flipper" illumina il cervello, dal suo essere rettiliano alla neocrteccia, attraversando anche i sistemi limbici. La neocorteccia, "l'ultimo foglietto" dell'evoluzione, attribuisce con uno sforzo associativo un significato a questa pulsione, trasformandola in un'emozione, che quando elaborata ed esplicitata diviene un sentimento, fondante il nostro agito. Tutto questo, secondo il gruppo di Conrad Jackson (2019) è quello che rende universale l'esperienza emotiva degli esseri umani. Ma nel linguaggio, nell'etichettamento, nella colessificazione delle parole (più significati espressi da una singola parola) e dei loro significati si annida tutta la diversificazione dei singoli soggetti, il nostro "Esser-ci" heideggeriano, il nostro essere "impronte digitali" cerebrali. Infatti, "il cosa intendiamo" per una emozione, come anche ben descritto dalla Dott.ssa Feldman Barrett (2018), è un'esperienza unica, intima, narrabile ma mai completamente resa comprensibile. Ognuno di noi prova le sue emozioni e il linguaggio, che determina i limiti possibili del nostro pensare e pensarci, ci permette di creare una "cucitura", alla Racamier, con il nostro sub-gruppo culturare di appartenza, con i suoi paradigmi e con i suoi customs, come ben suggeritoci da Hume.

Pensate, quindi, il dramma della persona che vive una esperienza appartente allo spettro delle Psicosi, in cui la sua "minoranza assoluta" di significati (Jamadara, 2013; Sigman, 2017) porta ad esplicare in maniera alquanto incomprensibile una esperianza di pervasiva e disgregante sofferenza.

Pensate, quindi, a quanto sia importante l'educazione e l'informazione emotiva, appresa e fatta maturare, sia per dialogo interno che nella comunicazione con gli altri, con gli altri enti della rete.

Ognuno di noi è un mondo, è un vocabolario, è un linguaggio, è un "gas" emotivo che abbiamo imparato a chiamare in un modo in base al nostro "stare" quotidiano e complesso. Accompagniamoci ad una evoluzione che prenda in carico tutto il nostro esistere e si impegni con delicatezza, ogni giorno, a trovare con calma le parole adeguate ad amare e ad amarci.


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