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Il valore di una sigaretta

Ho voluto intitolare questo articolo in modo provocatorio per affrontare un argomento quotidiano per ogni operatore sanitario e per la maggior parte degli utenti dei servizi psichiatrici: il consumo “smisurato” di sigarette e l’utilizzo inadeguato di queste.

Andiamo con ordine.


La dipendenza da Nicotina è stata inserita nel DSM V come vera e propria patologia. Velocemente, vediamo come ci siano numerosi studi che mostrano il legame tra disturbo d’ansia e nicotina, secondo i quali il fumo potrebbe essere un fattore di rischio alterando il funzionamento dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene. Per il disturbo bipolare si pensa che la Nicotina possa apportare alterazioni del network neuroendocrino. Nella depressione il consumo è alto proprio per l’induzione di attività gratificanti ormonali tra Serotonina e Dopamina, attività che paradossalmente vanno però inibite da un consumo eccessivo di Nicotina; per quanto riguarda la psicosi, si parla addirittura di un esordio precoce per i fumatori (1), interessanti gli studi condotti riguardo la schizofrenia. Un recente studio condotto in Giappone da Kazitaka Ohi e collaboratori, della Kanazawa Medical University di Ishikawa, condotto su 134 cervelli e 22 geni, mostra come ci sia un profilo genetico che altera l’espressione di Chrna5 andando a spiegare l’alta prevalenza di tabagismo negli schizofrenici come predisposizione genetica (2).

Questo legame tra fumo e psicologia si ritrova nella funzione della Nicotina che determina modificazioni strutturali e funzionali tra sistemi dopaminergici e serotoninergici soprattutto nell’area limbica e VTA. Importante è sapere che i neuroni posti in quest’area sono deputati alla motivazione, ricompensa, cognizione, assuefazione e dipendenza. Sempre in quest’area, vengono processate emozioni complesse che provengono dall’amigdala influenzando l’insorgere dellaa paura e dell’evitamento situazionale (3). C’è uno studio interessante inerente la terapia sostitutiva con Nicotina transdermica per ridurre condotte aggressive e di agitazione in pazienti affetti da schizofrenia, il tutto valutato con la scala PANSS, Fagerström Test for Nicotine Dependence, Agitated Behavior Scale (questa a distanza di 4 e 24 ore) . Ebbene, i risultati sono stati sorprendenti: si è ottenuto un valore più basso del 33% a 4 ore e del 23% a 24 ore, rispetto al gruppo placebo (trattati con cerotto placebo) nel test Agitated Behavior Scale, mostrando come potrebbe essere inserita, nella valutazione iniziale del paziente, anche l’abitudine al fumo e trattata specificatamente, proprio perché migliorabile (3). A dimostrazione di ciò, si ha anche uno studio condotto da ricercatori del King’s College di Londra e della London South Bank University, in cui sono stati presi in esame 36 fumatori tra i 18 e i 70 anni con diagnosi di schizofrenia, disturbo bipolare, disturbo schizoaffettivo o schizofreniforme, a cui è stato chiesto di sostituire la sigaretta con sigaretta elettronica. Dopo sei settimane c’è stata una diminuzione significativa di monossido di carbonio e la dichiarazione (da parte di metà del campione) di voler continuare con questa alternativa alla sigaretta.

Quindi, l’usanza “abituale” di premiare i degenti con sigarette, derivante da vecchie credenze, non fa altro che aggravare una serie di comportamenti disfunzionali e situazioni salutari di persone che, se seguite accuratamente, possono essere guidate al miglioramento e alla motivazione andando a diminuire anche comportamenti inadeguati che spesso vengono messi in atto soprattutto in strutture di degenza (richieste continue di sigarette, isolamento e agitazione). Potrebbe essere quindi ideato un percorso psicoeducativo da integrare ad un trattamento impostato come sopra (sigaretta elettronica o trattamento transdermico sostitutivo)? Ci lasciamo con questo interrogativo sperando di aver smosso curiosità e interesse.

Buon lavoro.

PRoMIND-Servizi per la Salute Mentale Srls

Dott.ssa Federica Bruno

Edit in Giugno 2019

1. Fumo e disturbi psichiatrici, Magazine X115, 28 Febbraio 2018

2. Schizofrenia. L’alterazione di un gene favorisce l’abitudine al fumo.L’alterazione di un gene, che nel cervello “recepisce” la nicotina, spinge le persone con schizofrenia all’abitudine al fumo. Se confermato da ulteriori studi, questo dato potrebbe essere utilizzato efficacemente nello sviluppo di farmaci ad hoc. Quotidianosanità.it, 4 Ottobre 2018

3. Fumo di sigaretta e nessi con le patologie psichiatriche. La sigaretta elettronica può apportare benefici nel piano terapeutico? Marzia Del Monte, Psychiatryonline Italia, 22 agosto 2017.

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