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Il ruolo dei familiari nel trattamento dei disturbi dell'alimentazione

In questo scritto abbiamo intervistato la Dott.ssa Rosaria Nocita, psicologa, psicoteraputa e referente del Servizio Cognitive Remediation Therapy per Disturbi Alimentari presso “Studi Cognitivi” di Milano, e docente del prossimo corso “Cognitive Remediation Therapy for eating disorders and weight disorders” che si terrà il 15-16 giugno presso la sede PRoMIND -Servizi per a salute Mentale.

Nell’intervista di oggi ci siamo interrogati sul ruolo dei familiari nel trattamento di tali disturbi.


“Dott.ssa, che ruolo svolgono i familiari, nel trattamento di un caro con disturbi dell’alimentazione?”

Il ruolo dei familiari nei Disturbi dell’Alimentazione è fondamentale, tuttavia il modo in cui questi cercano di intervenire sui sintomi potrebbe inavvertitamente giocare un ruolo nel mantenimento o nella legittimazione del problema , come ci dice anche Treasure et al., 2008. Le famiglie hanno quindi bisogno di incrementare le proprie abilità e di modificare le proprie credenze sulle modalità di intervento.


“Ci può spiegare meglio perché è cosi importante l’intervento e il coinvolgimento della famiglia? Su quali bisogni del caro, si dovrebbe porre attenzione?”

L’individuo che è affetto da un disturbo alimentare presenta una compromissione di alcune funzioni psicologiche, quali la cognizione sociale, la regolazione emozionale, il processo decisionale, la flessibilità e la pianificazione. A tali disfunzioni si associano comportamenti patologici, in particolare l’isolamento, la gestione inappropriata delle emozioni negative, l’intolleranza all’incertezza, una rigidità globale e l’incapacità a scegliere strategie per raggiungere scopi generali.

Ai familiari è richiesto di diventare competenti nel fornire un supporto attraverso l’ascolto, sviluppare livelli di regolazione emozionale con un atteggiamento mentale sereno e compassionevole e di acquisire le abilità necessarie a comprendere gli altri, ad essere flessibili, a prendere decisioni e a pianificare tenendo in mente un progetto di vita e specifici valori.

I familiari sono quindi generalmente il supporto principale per i giovani che soffrono di un Disturbo Alimentare ma spesso corrono il rischio di mettere in atto modelli di comportamento non salutari che potrebbero mantenere ed aggravare i comportamenti alimentari patologici. è spesso necessario per i membri della famiglia cambiare alcuni aspetti dei propri schemi di interazione in risposta ai comportamenti alimentari problematici.


“Si evince quindi la centralità della famiglia in una situazione così complessa. Non c’è rischio che anche loro sviluppino disagi o reazioni importanti di fronte tale realtà?”

Certamente. I comportamenti di chi è affetto da DA provocano nei familiari e nelle persone loro vicine, un corteo di reazioni istintive quali: rabbia, frustrazione, pianto, ansia o al contrario disinteresse e negazione del problema.

Queste reazioni sono state ben descritte attraverso delle metafore animali che Janet Treasure ha elaborato con il suo team, per rendere il tutto più fruibile e comprensibile.


”C’è un programma, un modello applicabile che prenda in carico e supporti la famiglia?”

Si. Un’applicazione clinica relativamente recente sulla famiglia di pazienti ospedalizzati è l’ECHO (Expert Carers Helping Others). Si tratta di un programma di auto-aiuto che fornisce ai genitori un manuale e un Dvd che mostrano loro le modalità di supporto e gestione dei figli con Anoressia Nervosa in corso di dimissione, includendo anche dieci sedute telefoniche di training. Ricerche che hanno confrontato l’efficacia del programma ECHO e quella di un trattamento standard Family Based Treatment (FBT) hanno dimostrato che il programma ECHO ottiene: maggiori benefici rispetto ai sintomi alimentari, all’autonomia e alla qualità di vista generale; recupero del peso corporeo più rapido; aumento progressivo del BMI anche dopo la dimissione; riduzione dello stress genitoriale; aumento dell’espressione dell’emotività in famiglia. Un trattamento combinato (ECHO e FBT), invece, si è dimostrato particolarmente efficace per pazienti più gravi, sia per il recupero del peso corporeo sia per ridurre gli atteggiamenti disfunzionali dei genitori. Risulta, pertanto essenziale il coinvolgimento precoce della famiglia all’interno del trattamento di pazienti con DA.

Con la speranza che questo articolo sia da spunto per un trattamento integrato e completo, vi aspettiamo al nostro corso e vi auguriamo un buon lavoro.

PRoMIND-Servizi per la Salute Mentale Srls

Dott.ssa Federica Bruno

Dott.ssa Rosaria Nocita

Editi in Maggio 2019

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