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E tu, che feedback dai ?

Aggiornamento: 27 ott 2020

Spesso sottovalutati, tralasciati, dimenticati o addirittura sconosciuti. I feedback.


Quante volte ci soffermiamo a pensare a che tipo di feedback diamo ai nostri utenti? O prima ancora, quante volte diamo feedback in modo consapevole? Che cos’è un feedback?


Traducendo letteralmente dall’ inglese, feedback vuol dire immissione “feed” e dietro “back” ; effetto di controreazione di un’azione, di un fenomeno. In campo psicologico è l’ azione di ritorno dell’effetto sulla causa che l’ha prodotto, e conseguente modifica del principio che ha attivato il processo; retroazione (1). Secondo Giusti-Romero, il feedback è un’ informazione descrittiva o valutativa che il terapeuta dà al cliente, rispetto al suo comportamento ed alle conseguenze di questo (2).

I feedback non sono tutti uguali. Innanzitutto ci sono i feedback positivi. Questi hanno una forte valenza di riconoscimento e valutazione , e secondo la Programmazione Neuro Linguistica non vanno sottovalutati, tralasciati o espressi distrattamente perché altrimenti potrebbero avere addirittura risultati opposti, ed essere percepiti come critiche (3). Ci sono feedback di rinforzo, che mirano proprio ad evidenziare una buona prassi messa in atto, un punto di forza del destinatario “tu sei bravo in… “ (3). Abbiamo poi feedback negativi o correttivi, per i quali viene utilizzata una sorta di modalità comunicativa a sandwiches, che prevede le seguenti fasi: apprezzare ciò che è andato bene, indicare cosa si potrebbe migliorare, proporre delle strategie migliorative (4). Qual è, quindi, la funzione del feedback? Intanto (per chi dà il feedback) informare l’emittente di un determinato messaggio, e poi (per chi lo riceve) comprendere come si è visti dagli altri (5). Nel complesso, ci sono delle semplici regole da seguire quando si dà un feedback e per evitare che chi lo riceva abbia ripercussioni sulla propria autoefficacia, sul proprio empowerment e di conseguenza sulla propria autostima. Il feedback deve essere immediato, così da mostrare anche ascolto e coinvolgimento verso l’altro; specifico, chiaro, basato sul comportamento, bilanciato, sincero, dato “face to face” e orientato ad un obiettivo perseguibile (5).

Mentre cercavo informazioni a riguardo, mi sono imbattuta in uno studio “curioso” nel suo genere, condotto da Budnick C.J. , Kowal M. , Santuzzi A.M. Social anxiety and the ironic effects of positive interviewer feedback (2015) che mostra invece come, in modo ironico- cosi lo definiscono- un feedback positivo possa avere effetti negativi su soggetti affetti da ansia sociale, in quanto contrari alle opinioni negative nate da proprie autovalutazioni. A piè di pagina troverete il link dell’articolo per ulteriori approfondimenti (6).

Dopo questa breve e sintetica panoramica proviamo quindi a sperimentarci in questa modalità di comunicazione , per renderla ancora più efficace con i nostri utenti.



PRoMIND-Servizi per la Salute Mentale Srls

Dott.ssa Federica Bruno

Edit in ottobre 2018

1) Garzantilinguistica.it

2) L’accoglienza, Gusti-Romero, 2005, Sovera

3) L’arte del Feedback, uno strumento efficace e concreto di gestione dei collaboratori e miglioramento delle performance, Andrea Biasci, Leadership e Management Magazine, 29 settembre 2017

4) “Il Feedback Negativo o “Feedback di Miglioramento”, Andrea Biasci, Leadership e Management Magazine, 19 ottobre 2017

5) “L’arte di aiutare gli altri aiutando prima se stessi”, Wegela, Astrolabio, 1999.

6) “Social anxiety and the ironic effects of positive interviewer feedback”, Budnick CJ1, Kowal M, Santuzzi AM., Anxiety Stress Coping. 2015;28(1):71-87. doi: 10.1080/10615806.2014.919386. Epub 2014 May 27. ( https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24773204 )

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