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Cognitive Remediation Therapy per i Disturbi dell’Alimentazione

Aggiornamento: 15 feb 2021

Chi ha avuto a che fare con persone che soffrono di un disturbo dell’alimentazione lo sa bene: spesso, specie quelle che ne sono affette da più tempo, appaiono testarde, rigide nelle proprie convinzioni e nel rispetto delle regole, perfezioniste, estremamente attente ai dettagli, in preda ad attimi di impulsività e contestualmente restie ai cambiamenti di piani, programmi e routine quotidiane.

Da cosa dipende tutto ciò? Che tipo di tecnica di rimedio cognitivo può essere utilizzata?




Effettivamente, recenti studi sui profili neuropsicologici di queste persone hanno messo in luce la presenza di caratteristiche che spiegherebbero, dal punto di vista del funzionamento cerebrale, tali modi di essere e di fare. Nel caso dell’anoressia nervosa, si tratta di debolezze in termini di attenzione, abilità visuo-spaziali, flessibilità cognitiva (Roberts et al., 2007; Westwood et al., 2016). Nel caso della bulimia nervosa, invece, si tratta di impulsività durante le prove attentive e di problem solving, deficit di attenzione sostenuta, di memoria di lavoro e ridotta flessibilità cognitiva (Weider et al., 2014; Jàuregui-Lobera, 2013). Proprio quest’ultima, che accomuna i due profili neuropsicologici descritti, sembrerebbe persistere anche dopo il recupero ponderale ed essere il marcatore di tratto, nonché endofenotipo dei disturbi dell’alimentazione (Holliday J, Tchanturia K, Landau S, Collier D., 2005).

Secondo i primi dati di un recente filone di ricerca, tali caratteristiche neuropsicologiche contribuirebbero allo sviluppo, al mantenimento, alla resistenza al cambiamento e inciderebbero sulle relative traiettorie di cura (Bühren K, 2012, Tenconi E, 2010).

La Cognitive Remediation Therapy (CRT) per i disturbi dell’alimentazione è una terapia su base neuropsicologica, già nota perché applicata ad altre patologie, che attraverso esercizi carta e matita agisce sulle caratteristiche neuropsicologiche o, per meglio dire, sul processo dei pensieri e non sul loro contenuto. Per fare un esempio, nell'applicazione all'anoressia, tale terapia non incide sul pensiero “ho paura di ingrassare”, come fanno forme tradizionali di trattamento, ma sviluppa e rafforza la capacità di cambiare idea sulle cose o punti di vista, di cogliere la visione d’insieme di una situazione e non solo i dettagli. Altri obiettivi del trattamento sono lo sviluppo di abilità metacognitive, la riduzione del rischio di drop-out e l'aumento della motivazione al cambiamento. Il primo è perseguito incitando la persona a riflettere sulla strategia cognitiva utilizzata, al termine di ogni esercizio; gli altri due obiettivi sono perseguiti offrendo un approccio alla cura emotivamente poco intenso ma, allo tempo stesso, dotato di strumenti pratici, concreti e scientificamente approvati, che inducono e alimentano fiducia nel cambiamento.

Uno dei dati che riscontra una maggiore risonanza tra gli esiti finora pubblicati è l’influenza della CRT sui livelli motivazionali e il positivo resoconto dei feedback delle pazienti (Genders, 2010; Easter, 2011; Pretorius, 2012; Tchanturia K., 2016). Un altro risultato comune è il miglioramento della flessibilità cognitiva (Tchanturia K. D., 2007; Tchanturia K. D., 2008) (Genders, 2010). Dati statisticamente significativi emergono anche in merito ai seguenti effetti (Dahlgren, 2014): decremento degli aspetti depressivi (Tchanturia K. D., 2008); aumento della percepita capacità di cambiamento (Genders, 2010); miglioramento della regolazione degli impulsi e della consapevolezza enterocettiva (Abbate-Daga, 2012); modifiche del peso, della memoria visuo-spaziale, dell’elaborazione dell'informazione globale e verbale (Dahlgren, 2014).

Nonostante la necessità di ulteriori studi ed evidenze scientifiche, specie nel panorama italiano, la CRT si presenta ad oggi come una valida e promettente proposta per il trattamento dei disturbi dell’alimentazione e dell’obesità, sia in regime ambulatoriale che ospedaliero, sia in un setting individuale che di gruppo.

Dott.ssa Annarosa Aresta

per

PRoMIND-Servizi per la Salute Mentale Srls

BIBLIOGRAFIA

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Bühren K, M. V.-D.-L. (2012). Cognitive flexibility in juvenile anorexia nervosa patients before and after weight recovery. J Neural Transm , 1047–1057.

Genders, R. &. (2010). Cognitive remediation therapy (CRT) for anorexia in group format: A pilot study. Eating and Weight Disorders , 234–239.

Holliday J, Tchanturia K, Landau S, Collier D (2005). "Is Impaired Set-Shifting an Endophenotype of Anorexia Nervosa?" In American Journal of Psychiatry. 162; 12 :2269-2275.

Jàuregui-Lobera (2013). "Neuropsychology of Eating Disorders: 1995:2012". In Neuropsychiatric and treatment, 9: 415-430.

Lang, K., Roberts, M., Harris, A., Lopez, C., Goddard, E., Khondoker, M., & … Tchanturia, K. (2016). Central coherence in eatingdisorders: A syntesis of studiesusing the ReyOsterriethComplex Figure Test. Plos ONE, 11(11).

Pretorius, N. D. (2012). Evaluation of a cognitive remediation therapy group for adolescents with anorexia nervosa: Pilot study. European Eating Disorders Review , 321-325.

Roberts, M.E., Tchanturia, K., Stahl, D., Southgate, L., &Treasure, J. (2007). A systematic review and meta-analysis of set-shifting ability in eating disorders. Psychological Medicine, 37, 1075-1084.

Tchanturia, H. D. (2005). Cognitive Remediation Therapy as an Intervention for Acute Anorexia Nervosa: A Case Report. European Eating Disorders Review , 311–316.

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Weider S, Indredavik MS, Lydersen S, Hestad K. (2014). "Intellectual function in Patients with Anorexia and Bulimia Nervosa". In European Eating Disorders. 22: 15-24.

Westwood, H., Stahl, D., Mandy, W., &Tchanturia, K. (2016). The set-shiftingprofiles of anorexia nervosa and autismspectrumdisorderusing the wisconsin card sorting test: A systematicreview and meta-analysis. Psychological Medicine, 46(9), 1809-1827

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