L’operatore sanitario e la relazione con il paziente psichiatrico

Con questo articolo vogliamo ricordare, brevemente e in modo semplice e fruibile, cosa significa relazione d’aiuto, quanto è importante la comunicazione con il paziente psichiatrico e cosa si deve tener conto nella relazione terapeutica. è un articolo aperto ad ogni operatore sanitario che lavora in ambito psichiatrico.


Iniziamo col dire che la relazione terapeutica si instaura tra due soggetti, solitamente, il terapeuta e la persona che richiede aiuto, e si muove quindi su un piano asimmetrico (1). Le fondamenta di una relazione del genere sono incentrate proprio sulla fiducia (2) (sia del tarapeuta riguardo le risorse del paziente e le proprie, sia del paziente riguardo se stesso e le capacità del tarapista), sul rispetto e l’assenza di giudizio (saper accettare quindi, senza giudicare o porsi in atteggiamenti di biasimo, di sfida ecc). Sono varie le competenze che entrano in gioco nella relazione terapeutica; intanto le competenze emotive, ovvero la consapevolezza dei propri stati emotivi e la capacità di comprendere le emozioni altrui, la capacità di esprimere verbalmente le emozioni, il controllo dell’ espressività delle proprie emozioni, la capacità di coinvolgere a livello empatico, l’altro, la consapevolezza delle regole culturali (la social cognition); ci sono poi le competenze comunicative e relazionali come l’ascolto attivo e l’autenticità. Importante è anche mantenere la giusta distanza, pensando che una vicinanza troppo forte potrebbe angosciare il paziente, mentre un distacco eccessivo potrebbe minare la relazione. Ruolo fondamentale quindi è dato dalla capacità di negoziare (abilità questa, prevista anche nei training di social skills per gli utenti, fondamentale nelle relazioni).

A questo segue la comunicazione non verbale, fondamentale nelle relazioni con utenti psichiatrici (3), per esempio studi hanno dimostrato come, utenti schizofrenici abbiano una minore varietà e intensità di espressioni facciali (Barembaum (1992), Ekman, Matsumoto e Friesen (1997), il che implica anche una difficoltà per l’utente di comprendere il tutto sul volto altrui, come pure di comprendere le intenzioni dell’altro (si pensi agli studi inerenti la teoria della mente, ai training metacognitivi ecc); fondamentale è quindi una comunicazione assertiva da parte dell’operatore che tenga conto non solo della parte verbale, ma anche della componente non verbale.

Buon lavoro.


PRoMIND-Servizi per la Salute Mentale Srls

Dott.ssa Federica Bruno

Edit in Maggio 2019

Sitografia

1. http://www.irsm.it/wp-content/uploads/2017/05/La-comunicazione-con-il-paziente-psichiatrico.pdf

2. http://m.docente.unife.it/stefano.tugnoli/didattica-2015-2016/tecnica-della-riabilitazione-psichiatrica/lez-6-18-11-15-dalla-comunicazione-alla-relazione.pdf

3. http://www.irsm.it/wp-content/uploads/2017/05/La-comunicazione-con-il-paziente-psichiatrico.pdf

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