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Perché non posso offrire quello che voglio, a chi voglio?

Aggiornamento: 27 ott 2020

Quante volte, nelle strutture residenziali, noi operatori assistiamo a scene in cui i degenti chiedono cibo, lo scambiano tra loro, lo offrono? E quante volte a chiederlo sono proprio degenti diabetici o che presentano iperfagia e quindi voracità nel mangiare o incapacità nel fermarsi? E quante volte noi operatori dobbiamo saper gestire questi comportamenti? Vi è mai capitato che però i pazienti non comprendessero questo nostro atteggiamento di “controllo”?

Proprio da ciò nasce questo scritto che speriamo possa fungere da spunto per la conduzione di uno o più interventi, soprattutto di gruppo, da poter svolgere nei vari luoghi di lavoro.


Il gruppo può vedere protagonisti soprattutto i degenti che tendenzialmente offrono cibo (per piacere, dopo una richiesta ripetuta da parte del degente che presenta le difficoltà dette sopra ecc) non è previsto un numero circoscritto di partecipanti. Prima dell’inizio del gruppo, può essere consegnata una tabella, precedentemente preparata dall’operatore, in cui vengono riportate delle colonne ognuna delle quali rappresenta una “problematicità”, diabete, iperfagia, disfagia ecc; naturalmente questo viene creato in base all’utenza in questione. In ciascuna colonna, l’utente è invitato a scrivere appunti o riflessioni durante il gruppo. Durante la discussione, che vede spiegare le varie problematicità, partendo magari anche da esempi osservati in struttura, dubbi riportati dagli utenti ecc, possono essere mostrati dei video esplicativi e semplici per rendere il tutto più dinamico e interattivo (a piè di pagina trovate qualche link ). Gli operatori, nei momenti più complessi, o dopo vari spunti, possono interrompere i video e interagire con il gruppo, portando loro stessi esempi osservati quotidianamente. Inoltre, in base alla struttura in cui ci si trova, si potrebbe coinvolgere anche la figura dell’infermiere che può mostrare o spiegare la differenza tra le tipologie di vitto servite durante i pasti (per esempio vitti morbidi, liquidi, normali ecc) e portare o mostrare esempi di vitti . Tutto questo ha come obiettivo quello di educare gli utenti alla prevenzione di possibili rischi clinici per gli ospiti con cui condividono la struttura e aumentare una responsabilizzazione verso l’altro puntando anche ad una maggiore autonomia all’interno della convivenza stessa nella struttura. Al termine del gruppo ogni partecipante avrà cosi una tabella piena di spunti di riflessione e, a distanza di qualche giorno, potrebbe essere possibile osservare l’apprendimento di tali strategie o meno. A tutto ciò potrebbero seguire gruppi sul problem solving e/o di social skills .

Tengo a precisare che è un gruppo sperimentale sia in modalità che ideazione, e che tutto ciò nasce proprio come spunto di riflessione per la conduzione di gruppi e modalità di lavoro nelle strutture.

Buon lavoro!

PRoMIND-Servizi per la Salute Mentale Srls

Dott.ssa Federica Bruno

Edit in Settembre 2018

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