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Il potere dell’informazione

La Psicoeducazione, volta alla trasmissione di informazioni chiare e codificabili, ha un ruolo determinante nella presa in carico del paziente psichiatrico e nell’outcome del disturbo.


“Informare” è un termine che deriva dal latino, letteralmente significa “Dotare di forma, conferire a un essere la sua propria forma o natura, e in particolare dotare di vita, di moto”1. Il significato stesso della parola descrive l’importanza di trasmettere informazioni che diano una forma chiara e precisa ai sintomi e alle difficoltà dei pazienti.

In ambito psichiatrico si parla in modo specifico di Psicoeducazione, un intervento individuale e familiare che ha scopo di migliorare la gestione dello stress e degli eventi stressanti che determinano una ricaduta nei pazienti e un disagio psicologico nei familiari2. L’intervento Psicoeducativo, introdotto da Falloon nel 1992, è stato poi oggetto di numerosi studi che ne hanno provato l’efficacia nel modificare l’esito del disturbo4 con un’incidenza più significativa rispetto agli interventi psicofarmacologici5. L’intervento è costituito da tre elementi fondamentali: una parte informativa, che ha l’obiettivo di trasmettere ai pazienti e ai familiari conoscenze sul disturbo e sui trattamenti; una parte volta a migliorare le capacità comunicative dei pazienti e dei familiari; e una parte basata sul problem solving training, uno strumento di gestione e risoluzione dei problemi6.

Altri studi hanno dimostrato come il miglioramento della qualità delle informazioni fornite ai pazienti e ai loro familiari possa favorire la compliance al trattamento, aumentare l’insight, migliorare la fiducia verso le terapie e gli operatori e ridurre il timore degli effetti collaterali7. In questo modo i pazienti diventano sempre più collaborativi con i servizi, sviluppando la capacità di fare scelte consapevoli e di migliorare la propria qualità di vita.

In ambito clinico sono i pazienti stessi a richiedere un trattamento di questo tipo: alcuni lo fanno in modo esplicito, chiedendo spiegazioni chiare sulla diagnosi, altri lo fanno implicitamente ogni volta che non assumono correttamente la terapia e non partecipano alle attività socio-riabilitative. Ogni professionista che opera nell’ambito della salute mentale è tenuto ad accogliere queste richieste, supportate da una letteratura ampia ed incisiva, così da garantire al paziente la possibilità di comprendere e gestire quei sintomi, spesso incomprensibili agli occhi di chi non li conosce.



Edit in 2020

Dott.ssa Francesca Russo

Per

PRoMIND-Servizi per la Salute Mentale Srls



Bibliografia

1. Treccani, vocabolario online;

2. Manuale per l’intervento psicoeducativo multifamiliare basato sul problem solving, Veltro, Oricchio, Nicchiniello, Pontarelli, Alpes, Milano, 2014;

3. Randomized controlled trial of a behavioural family intervention: 1-anno and 11-anno s follow up, Veltro F., Magliano L., Morosini P., et al., Epidemiologia e Psichiatria Sociale, 2006;

4. Treatment of Bipolar disorder, Geddes J.R. & Miklowitz D.J., Lancet, 2013;

5. Psicoeducazione ma non solo: il lavoro con i familiari dei giovani a rischio o all’esordio psicotico, Patelli, Pafumi, Alpi, Cocchi, Meneghelli, Programma 2000 – DSM – A. O. Ospedale Niguarda Ca’ Granda, ASIPSE, Milano;

6. Hornung WP, Klingberg S, Feldmann R, Schonauer K, Schulze Monking H. Collaboration with drug treatment by schizophrenic patients with and without psychoeducational training: results of a 1-year follow-up. Acta Psychiatr Scand, 1998.

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